Riflessioni

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Sono nel Direttivo dell’Associazione Amici del Madagascar da circa tre anni, ma continuo a considerarmi l’ultima arrivata e la meno esperta.

Da un po’ sentivo comunque la necessità di manifestare le mie impressioni diciamo così “di pancia”.

Aiutare un paese del terzo mondo mi ha portato fisiologicamente a pensare alla situazione delle donne e dei bambini, forse perché sono donna e mamma.

Mi ricordo che ad una delle prime riunioni a cui partecipavo me ne sono uscita con una domanda istintiva: “ma non possiamo pensare di lavorare sul controllo delle nascite?” Dieci paia di occhi mi hanno guardato come se fossi un alieno; ho capito che la mia domanda era fuori luogo e inopportuna.

Nel corso dei mesi, lavorando col gruppo, la risposta è arrivata da sola. E’ bastato fare un piccolo sforzo mentale e staccarmi dalla mia visione della vita caratteristica del mondo occidentale.

La nostra Associazione si chiama non a caso Amici del Madagascar. Don Luigi, fondatore del gruppo, era stato lungimirante nella scelta.

Al di là della nostra impronta cristiana (i nostri referenti in Madagascar sono tutti religiosi, missionari o autoctoni), il nostro approccio con la popolazione è quello di un amico, e un amico aiuta, un amico consiglia, non giudica. Insomma, non ci poniamo come colonizzatori. Il lavoro dei nostri partner locali è si di evangelizzazione, ma si aiuta la gente bisognosa indipendentemente dal loro credo. Sono certa che viene fatto un lavoro di sensibilizzazione per una maternità e una paternità consapevole per quanto possibile, ma sempre nel rispetto dell’identità’ di ognuno.

D’altronde, non occorre andare indietro di molte generazioni per trovare anche da noi famiglie numerose anche i periodi storici decisamente non di benessere.

Adesso l’occidentale medio ha delle priorità prima di pensare a un figlio: lo studio, il lavoro (possibilmente prestigioso ed economicamente vantaggioso), la casa (almeno 3 stanze da letto e 2 bagni), la macchina (possibilmente station wagon).

Se si leggono certi libri o giornali c’è da spaventarsi per i costi che sembrano necessari per un figlio. Se davo retta al corredo ed equipaggiamento suggerito da un libro che ho letto in gravidanza dovevo fare un mutuo.

Il risultato è che ci si trova a pensare di fare un figlio a circa 35 anni e, ironia della sorte, il figlio non arriva e così si ricorre a diverse terapie per la fertilità.

Tutti queste priorità i nostri amici malgasci non le hanno, da questo punto di vista siamo sicuri di stare meglio di loro?

Io credo che riceviamo da loro molto più di quello che diamo. Noi li forniamo di valori economici, ma loro ci ripagano ampiamente con ben altri valori: la condivisione che ahimè in questo momento di crisi per il mondo occidentale deve tornare ad essere la vera priorità.

Una cosa che i nostri amici hanno in abbondanza sono i bambini, ma avete visto le foto dei nostri bambini? Avete visto come sono belli?

Si può pensare che questi piccoli non siano nel bisogno, tanto sono ordinati. Noi non mostriamo foto di bambini sudici e denutriti non perché non ce ne sono, ma perché non puntiamo sul sensazionalismo. Noi vogliamo rispettare la dignità dei nostri amici. Voi mandereste a un vostro amico una foto dove siete malvestiti e malaticci?

Mostriamo queste foto ai nostri bambini quando sbuffano perché non hanno voglia di studiare! Questi nostri bambini malgasci sono sinceramente orgogliosi di mostrarsi con il loro grembiulino pulito e con il loro quaderno e le matite colorate, perché per loro la scuola non è una cosa scontata.

Loro ci credono davvero che lo studio potrà portarli ad avere una vita dignitosa.

E anche noi Amici del Madagascar abbiamo un sogno ed è per questo che sosteniamo progetti di costruzione di scuole non solo primarie, ma anche superiori: che un giorno qualcuno di questi bambini arrivi a ricoprire un’importante carica governativa e con il proprio bagaglio di conoscenza, ma soprattutto con il proprio carico di valori riuscirà a debellare l’endemica corruzione e allora le cose in Madagascar cambieranno davvero.

Un’utopia? Che importa! Aiutateci a continuare a sognare!

Ornella